Amianto, un flagello che continua a mietere vittime. Nel Lazio e non solo

Una trappola mortale. Si potrebbe definire così l’amianto, un materiale ancora estremamente diffuso in Italia nonostante la sua pericolosità. Le stime contenute nel Rapporto biennale del Registro nazionale dei mesoteliomi (Renam) parlano di 3000 morti causati ogni anno dall’amianto nel nostro Paese, mentre ancora è imprecisato il numero di decessi che si verificheranno da qui ai prossimi decenni. Recentemente la rivista scientifica The Lancet ha quantificato in 500.000 quelli annunciati per la sola Europa nei primi 30 anni del XXI secolo. Una situazione critica che diverse associazioni di cittadini stanno tentando in tutti i modi di portare alla luce, specie dopo la storica inchiesta di Torino che ha determinato la condanna a 16 anni di carcere per i vertici dell’Eternit.

Tra i gruppi più attivi spicca il Comitato Esposti Amianto, ricevuto nei giorni scorsi in audizione dalle Commissioni Ambiente e Attività Produttive della Provincia di Roma. Nel corso dell’incontro, come si può leggere nella nota diffusa dall’associazione, “è stata sollecitata  la necessità di avviare una campagna di informazione sul rischio amianto rivolta ai cittadini affinché abbiano una  maggiore consapevolezza del rischio, e per le imprese affinché sappiano come beneficiare degli incentivi per la rimozione dell’amianto. Parliamo dei finanziamenti a fondo perduto pari al 50% a favore delle aziende che dovrebbero essere banditi dall’Inail prima di fine anno e della sostituzione dei tetti in eternit con il fotovoltaico, strumenti che, se opportunamente aggregati, possono incoraggiare la rimozione del materiale tossico”.

L’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente), a più riprese, ha infatti sottolineato che “i rischi per la salute dovuti all’uso dell’amianto derivano dal possibile rilascio di fibre microscopiche dai materiali all’ambiente. Queste fibre disperse in aria possono essere inalate dall’uomo e le malattie che ne conseguono sono pertanto associate all’apparato respiratorio. L’amianto è stato riconosciuto come un cancerogeno certo per l’essere umano”. Di particolare pericolosità sono “quei materiali che rilasciano facilmente le fibre in aria e cioè quelli friabili, mentre molto più difficilmente le fibre sono cedute dai materiali compatti”.

Ma torniamo alla nota del Comitato: “Le urgenze nel Lazio e non solo – spiega la presidente Anna Maria Virgili - vanno dal completamento della mappatura amianto all’avvio delle bonifiche a partire da scuole e ospedali, edifici pubblici e aperti al pubblico e dei territori; dalla sorveglianza sanitaria alla ricerca epidemiologica e alla definizione delle competenze degli organi di vigilanza; dallo smaltimento del rifiuto amianto agli incentivi per le imprese ma anche per i cittadini e infine all’aspetto relativo all’informazione che dovrebbe riguardare tutti i livelli istituzionali coinvolti”. Immancabile l’appello finale: “Ci auguriamo che la disponibilità mostrata da tutte le forze politiche si traduca in un impegno effettivo per recuperare il notevole ritardo anche in vista della seconda conferenza governativa sull’Amianto  prevista per il prossimo autunno. Tutto ciò è essenziale se non vogliamo correre il rischio di avere il primato tra le regioni che non hanno ancora attuato quanto previsto fin dal’92. Stabilire il divieto di utilizzo dell’amianto e definire un termine alla “dismissione graduale”  sarebbe, in definitiva, la risposta attesa dal  governo  a fronte delle migliaia di vittime e di quelle che vi saranno negli anni futuri, dato il lungo periodo di latenza delle malattie asbesto-correlate e della presenza di questo materiale pericoloso negli ambienti di vita e di lavoro”.

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