I “paesi boia” ancora eseguono 5000 condanne a morte

Sono ancora 43 nel mondo i “paesi boia” che mantengono la condanna a morte e la fanno eseguire regolarmente. Erano 54 nel 2005. Questo ed altro si evince dal rapporto annuale (2011) dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” che si batte per l’abolizione della pena di morte nel mondo.

Sono 155 i paesi che hanno deciso di abolire la pena di morte dal loro codice penale, altri 1400 circa non l’hanno abolita ma hanno deciso di non applicarla.

Il paese più “boia” di tutti rimane la Cina che nel 2011 ha eseguito 4000 condanne a morte. In questo triste podio l’Iran è secondo con 676 esecuzioni capitali, terzo posto per l’Arabia Saudita che l’anno scorso ne ha eseguite 82. Nel 2010 le condanne a morte eseguite furono 5946, quasi mille in più e quindi l’associazione “nessuno tocchi Caino” crede che si stia stabilizzando un trend mondiale verso l’abolizione della pena capitale.

Noi da sempre siamo convinti che la pena di morte non giustifichi anche i delitti più efferati perché, come diceva Cesare Beccaria nel suo volume “Dei delitti e delle pene”, ogni delitto deve avere una pena che sia espiazione del reato e nessuno ha la possibilità di espiare, di maturare il pentimento, di cambiare intellettualmente se viene condannato a morte.

Inoltre, nei paesi dittatoriali come la Cina molte condanne sono comminate a chi si oppone intellettualmente al regime, quindi ad oppositori alle azioni governativi e non a “mostri” responsabili di stragi, anche se pure questi hanno il diritto a vivere .

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