Intercettazioni: Napolitano tuona contro la Procura di Palermo
“Nessuno può conservare parti di conversazioni telefoniche in cui il Presidente della repubblica non è indagato.” Lo prevede la legge dello Stato che preserva il Capo dello Stato da essere immischiato in questioni che non lo riguardano direttamente (p.es. alto tradimento).
Nel presunto accordo mafia-Stato in cui l’onorata società avrebbe smesso di ammazzare con il tritolo (vedi le stragi di Falcone e Borsellino) in cambio di un alleggerimento del 41 bis per i boss incarcerati, è indagato l’ex ministro Mancino e non Napolitano, pertanto le parole espresse da Napolitano devono essere subito cancellate, secondo la tesi del Quirinale che ha affidato questa competenza all’Avvocatura dello Stato che passerà gli atti alla Consulta per poi arrivare al giudizio finale della Corte Costituzionale.
E’ una prassi questa (a tutela del Capo dello stato) fortemente voluta dal Presidente Luigi Einaudi e che tutti gli altri capi della Repubblica hanno sostenuto. Di converso la Procura di Palermo, pur affermando che le intercettazioni su Napolitano sono ininfluenti ai fini delle indagini, esprime nelle parole del procuratore capo Messineo di non aver mai infranto i diritti di persone con l’immunità per cui sarebbe necessaria l’autorizzazione, ma si sarebbe trattato solo di casualità. L’ex pm Di Pietro ed il suo partito, l’Idv, annunciano di stare dalla parte della Procura di Palermo perché “il conflitto di competenze sollevato da Napolitano è una interferenza verso l’autorità giudiziaria nella ricerca della verità”.