Scuola: Campus… o campo sportivo? Finanziamo le eccellenze artistiche e culturali

La questione del Campus dei licei è causa di non poche polemiche e perplessità. Benché oramai estranei alle faccende scolastiche locali rimaniamo pur sempre uomini di scuola, quindi inevitabilmente coinvolti, anche amareggiati di fronte a certe situazioni, a certi deterioramenti del sistema o di ambiti scolastici. Onestamente dobbiamo ammettere che i nostri rapporti con la Provincia, fino a quando abbiamo diretto il Liceo Classico Dante Alighieri, sono stati ottimi riconoscendo all’ente un’attenzione alle problematiche culturali senz’altro apprezzabile. Diverse proposte, infatti, sono state accolte e fatte proprie dal Presidente Cusani in comunione con il professor Mattei e funzionari vari di settore. Rispetto al Comune non c’è paragone.

Stando alla questione non capiamo quale sia la testa e quale il corpo. La prima osservazione concerne la dimensione assolutamente sportiva del Campus, la concezione stessa di esso. Sappiamo delle carenze spaventose di luoghi e di spazi di cui i giovani dovrebbero poter usufruire di diritto per esplicare non solo attività fisiche, ma anche intellettuali, artistiche e di varia umanità. Se ne parla da una vita senza risultati concreti, nonostante le puntuali promesse elettorali a destra e a manca. Sappiamo di un capoluogo sguarnito e depauperato non solo di spazi, ma anche di idee finalizzate alla costruzione di uno status più che di un “sito” culturale che si rispetti fatte salve le non poche iniziative spontanee, produttive benché particolaristiche.

Ventisette milioni di euro sono considerevoli ed obiettivamente è discutibile che il project financing (finanziamenti misti, privati e pubblici) debba essere destinato in toto in/ad una sola direzione (Fondi). Si tratta di criteri non solo di ripartizione, ma anche di progettazione a largo respiro, di piani pluriennali. Guardando alla precaria situazione di non pochi edifici scolastici ci saranno ben altre urgenti priorità? Ponte di Messina, Alte Velocità stanno a dimostrarlo. I treni cosiddetti normali fanno pena e scandalo; per quel famigerato ponte si sono preventivati/impegnati milioni di euro. E a proposito di scuole citiamo, non a caso, il liceo classico, con un auditorium dove non ha mai funzionato l’impianto di riscaldamento-raffredamento poiché sbagliato fin dall’origine (quando ancora l’edificio era di competenza del Comune). Pur essendo la Provincia a conoscenza del problema ( glielo pose più volte il sottoscritto, allora preside) pare sia impossibilitata ad operare causa i costi dell’intervento, necessariamente radicale.

Si parla di uno spazio di 400 posti, il cui palcoscenico ha ospitato anche il Piccolo Teatro di Milano (1998) e tanti altri artisti, spettacoli, eventi importanti. Peraltro qualche anno fa si propose (alla Provincia) di uniformare, circa la pubblica fruizione, detto auditorium a quello della media Alessandro Volta (competenza Comune), oggi a tutti gli effetti Teatro Ponchielli, affinché si configurasse non solo come teatro ma come luogo culturale di spicco, se non altro per la centralità dell’ubicazione (ma anche per la “storia” acquisita). Un polo per tutte le scuole della città e della provincia (presentammo un progetto in proposito). Sarebbe stato o no un bel servizio per la collettività? Al tempo di riferimento la Provincia (architetto Gurreri) sollevò un’altra difficoltà-impossibilità, sempre d’ordine finanziario: convertire l’auditorium- aula magna a teatro prevede una ri-abilitazione specifica all’uopo. Ci chiediamo se uno spazio del genere, adeguatamente concepito, non sia da considerare parte integrante di un Campus. Quello del liceo classico, oggi, è un porto franco, ovvero ad indistinto o indifferenziato uso di molti, la quale cosa non vuol dire propriamente pubblico-“politico”(della pòlis). E non sempre con leciti introiti per la scuola (al Ponchielli si paga l’uso alla scuola, il biglietto di ingresso al teatro). Nel contesto di un Campus si dovrebbe pensare ad una seria gestione. In tal caso qualche autorevole voce della città suggerirebbe di affidarne la cosiddetta “direzione artistica” a persona altrettanto autorevole! Qualche anno fa il presidente Armando Cusani ebbe la non peregrina idea, subito insabbiata da quanti avranno dubitato della validità di essa o del soggetto proposto, chissà (!).

Altro spazio interessante e fruibile è l’auditorium del liceo Manzoni (sempre di competenza della Provincia, 120 posti), che andrebbe necessariamente reimpostato e riadeguato. E che dire delle biblioteche degli istituti scolastici? Da sempre sottovalutate all’interno (avari gli investimenti per il potenziamento del patrimonio librario), ce ne sono di quelle che potrebbero benissimo essere fruite anche dagli esterni (quartiere). Specie allo stato attuale, in cui il bilancio delle scuole è sotto zero, perché non prevedere da parte della Provincia e/o Regione Lazio significativi contributi finalizzati al potenziamento di quelle biblioteche? Si dirà: con i tempi che corrono e le prospettive (smantellamento delle Province) di che cosa parliamo? Dei 27 milioni di euro.

Fa piacere, invece, constatare che ci sono istituti scolastici in proficuo fermento, che hanno ben compreso l’importanza salvifica (psicopedagogica) dell’arte e della cultura, rilanciata “dal carcere” dai Fratelli Taviani col bellissimo film “Cesare deve morire” (Shakespeare commisurato ai detenuti di Rebibbia). Il liceo scientifico Grassi ha allestito un commovente “Flauto magico” di Mozart con gli allievi dell’istituto. Il liceo scientifico Majorana ha realizzato un’operazione straordinaria, un libro di storia per le scuole, edito da Zanichelli, auspice e promotore il professor Vittori (storia e filosofia) insieme ai docenti e alunni – esperienza analoga anche il Grassi, per fisica ed astronomia. E’ evidente che, a parte lo specifico delle due scuole, non solo mathematica docet. Il liceo Manzoni ha avviato un progetto lungo un anno, “Non solo nella memoria”, per il 60° dalla sua istituzione con attività musicali, teatrali, stage di vario genere, dibattiti etc. Queste manifestazioni, assolutamente non episodiche (né para, né extra scolastiche), a nostro giudizio rientrano a pieno campo nella concezione di un (vero) Campus. All’americana? Sì, ma possibilmente con un bel taglio all’italiana, visto che l’arte è l’anima del nostro Paese, il suo respiro. Piscine, campi di pallone e affini, palestre, ben vengano, ma ce ne sono già abbastanza in giro. Per lo più privati, certo, ma non è detto che bisogna liberalizzare solo lo sport. Incrementiamo, finalmente, le arti liberali!

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