Sei ore al pronto soccorso per morire lo stesso. Un’altra vittima della malasanità a Napoli

Sarà la magistratura a valutare eventuali leggerezze e responsabilità. Claudia D’Aniello, 41 anni, l’ultima esperienza della sua breve vita l’ha fatta al pronto soccorso del Fatebenefratelli di Napoli dove è rimasta in barella per ben sei ore senza che il soccorso medico fosse “pronto” e facesse il necessario per individuare la causa dei dolori fortissimi interpretati come conseguenza di una colica. Per diagnosticare e forse arrestare la possibile perforazione del colon e una setticemia evidenziate poi dall’autopsia le viene prescritta dopo drammatiche insistenze dei familiari un’ecografia addominale. Ma per fare quest’esame ci vuole il radiologo. E il radiologo non c’è. Dov’è? E’ in riunione, si sentono rispondere i familiari. Gli infermieri, considerata la gravità della situazione, sollecitano il radiologo che, secondo il racconto dei familiari, continua a stare “in riunione”.

A questo punto dopo sei lunghe ore di sofferenza i familiari della donna, disperati, decidono di trasportare la loro congiunta in un altro ospedale, il Pascale. Qui i soccorsi risultano veloci ed efficaci ai fini della diagnosi che evidenzia subito una  presenza di liquido di causa sconosciuta nell’addome e un bassissimo livello di globuli bianchi. La donna viene ricoverata in terapia intensiva. Dopo un primo miglioramento morirà alla fine di una giornata per lei fatale e per i familiari indimenticabile. A quell’ora il radiologo del Fatebenefratelli forse era finalmente uscito dalla riunione e forse aveva chiesto agli infermieri, oppure no, dove fosse la donna che in mattinata aveva bisogno urgente dell’ecografia. La risposta a questa stessa domanda resterà per sempre nella memoria dei quattro piccolissimi figli di quest’ennesima morte al pronto soccorso in merito alla quale la magistratura dirà se era inevitabile oppure colpevole conseguenza di ritardi, omissioni, leggerezze o altro.

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